251118
antico opificio di manutenzione poetica
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Sotto un tetto compatto
di nerofumo in strati
si è aperto a occidente
il sipario, e d'un tratto
sullo schermo gigante
si è acceso l'orizzonte
ed è comparso in scena
il Natale morente
che voilà si è poi spento
tra compianti d'opale.
Mi sono un poco alzata
ma non cresco davvero.
Per quanto ora cammini
e corra per le stanze
e scenda anche i gradini
non ho ancora imparato
come si fa a parlare,
soltanto mi compiaccio
di cacciare ogni tanto
uno strido. E lo provo
e lo faccio durare
finché mi regge il fiato
su una stessa frequenza
che pare non umano:
un verso da scimmietta
o di elfo addolorato,
di sperduta creatura
di qualche specie nuova
apparsa sulla terra
per sbaglio di natura.
Già si smorza la luna.
Affonda ogni figura
nella notte piovosa
mi si vela la voce
mentre parlo da sola
reclusa dentro un'auto
che mi conduce a casa
lontana ormai dagli occhi
col cuore tutto in ombra
privata anche del nome.
Somigliante a una cosa.
Mi sveglio dal mio sonno
che dura dall'estate.
Non ho fatto progressi,
non so che sillabare.
(Ma chissà quanti pesci
mostruosi degli abissi
chissà quante cicute
spigate ormai nell'orto
e chissà quanti treni
partiti coi pensieri
verso un binario morto
debbo avere perduto
restando qui a sognare).
hulda in C'era stato mi pareu...
hulda in C'era stato mi pareu...
utente anonimo in Sono nata domanisott...
farouche in Sono nata domanisott...
amorose
così va il mondo
favole
giorni nostri
liete e speranzose
risentite
senza senso
sogni
tempo
tragiche
zizoleta