251118
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Se n'è andato l'amore.
Per sempre. Ieri sera.
È sceso per le scale
senza voltarsi in sù.
Non è che ha detto addio
quando era sulla porta,
anzi il saluto è stato
quello di sempre, quasi:
Il fatto è che già prima,
non so bene da quando,
da prima che partisse
non lo aspettavo più.
(Solo per ozio ho atteso
che uscisse dal portone
confuso giù tra l'ombre
notturne del viale -
e solo perché c’ero,
nel buio ho poi seguito
i suoi fari migrare
fino alla svolta in fondo.
Richiusa la finestra,
spente le luci in casa,
mi sono, sì, smarrita:
ma non più di un secondo.)
Tardiva, mi dicono
perché troppo precoce
nel venire alla luce.
Ma io sono speciale.
E delicata, certo,
come son delicate
le cose più preziose,
com'è prezioso il cespo
ch'è il vanto di Treviso
il radicchio tardivo,
quello d'ora, precoce.
Svegliandomi al mattino,
un sogno che dilegua
mi lascia nella stanza
un'ombra tormentosa
tanto che con affanno
cerco di ritrovare
di che cosa sia l'ombra.
Finché, ecco, mi appare
sulla soglia, vicino,
l'oggetto, la figura:
e sono tue le spalle,
l'altezza, l'andatura,
il sorriso aggrondato.
E so che mi hai lasciato.
Che di te sono spoglia.
Che non ha corpo l'ombra
che al risveglio puntuale
riprende la sua stanza
qui dentro, e mi fa male.
La luce accesa, legge
nella poltrona. Sola.
Spesso così la sera
la vedo di lontano,
come aspettasse ancora
il passo familiare,
la chiave e poi la voce,
il chiaccherare fitto
preparando la cena
ed il riso amoroso.
Sembra così vicino,
quel tempo condiviso,
sembra quasi il presente
che giochi nelle more
rimandando al fra poco.
E invece s'è fermato.
E invece non riprende
la piega del più tardi,
ed è solo passato,
silenzioso e remoto,
immobile. Perfetto.
hulda in C'era stato mi pareu...
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