251118
antico opificio di manutenzione poetica
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Sul cavalluccio giallo
mi spingo con i piedi
nelle scarpette nuove:
un poco vado avanti ,
ma certo anche tu vedi
che più lesto si muove
se invece vado indietro.
Da bambina pensavo:
Crescerò, e come i grandi
alla fine anch'io saprò
discernere ogni cosa
e scegliere il da farsi
dal chiaro suo contrario.
Invece dal recinto
di piccole parole
non sono uscita mai
e cosa voglia il mondo
non troppo mi domando.
Uso queste parole
come un tempo il ghiaino
nell'aia contro il fango.
Ho provato una volta
a rubare, confesso.
Un piccolo torrone,
o una cialda col miele,
esposta sul bancone
d'un bar. Non fu con molta
destrezza. Fu soltanto
fortuna che nessuno
cogliesse il mio gesto
maldestro nel riflesso
del grandissimo specchio
che s'ergeva al mio fianco,
e di cui io mi accorsi
dopo, a furto già commesso,
per via della vivezza
d'un barbaglio o d'un lampo.
"Ah," sorride e sospira
la donna al tavolino
accanto a un uomo anziano.
"Non va mai via... No. Vero?"
"Cosa, Lucia?" lui chiede.
“Il desiderioâ€, dice,
“di stare con qualcuno..."
"Non con me, ci scommetto..."
"No, non con te, mio caro."
E gli prende la mano.
"C'è un uomo," dice, "uno
che passa per l'ufficio.
Ogni tanto prendiamo
un caffè...†Si interrompe.
Gioca con il bicchiere
sposta gli occhi lontano
"Perché ti tiri indietro?
Vedi cosa ne viene."
"Ah, ma guardami, caro.
Sono vecchia.†Sorride.
“Io so accettarlo, trovo.
Quello che mi confonde
è il fatto che riprovo
speranza, che aspetto.
Di vederlo. Soltanto
questo, non di più, credo.
Non saprei più spogliarmi
ora per nessun uomo.
Mi trasferisco allora.
Cambio città . Mi salvo
da un sacco d’agitazioni.
Umiliazioni, forse..."
Tacciono. Chiudo il libro.
E prima di dormire
sulla pagina faccio
un'orecchia, a futura
memoria, a destra in basso.
La scena è la parafrasi, a memoria, di una pagina di un romanzo letto in spiaggia: non ricordo più il titolo né l'autore. Se qualcuno lo riconosce, me lo indichi: non mi piacerebbe apparire come una che si appropria di scritture altrui.
Non si sentiva bene.
Ma allo specchio non vide
se aveva brutta cera:
riconobbe soltanto
il vecchio sguardo obliquo
sprezzante della madre
la bocca amareggiata
del padre senza voce .
La tortora è dall'alba
che assilla questo giorno
destinato al riposo.
E il mattino assonnato
che torpido s'attarda
già si mostra sustoso
sbirciando di traverso
con un occhio cisposo.
hulda in C'era stato mi pareu...
hulda in C'era stato mi pareu...
utente anonimo in Sono nata domanisott...
farouche in Sono nata domanisott...
amorose
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giorni nostri
liete e speranzose
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