251118
antico opificio di manutenzione poetica
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Ora che son grandetta
ho scoperto lo specchio:
dentro c'è una moretta
che mi rimira seria
in mezzo a una corona
di eccitati parenti
che le stan tutt'intorno
e mi mostrano i denti.
Stanchi delle parole
incerti sul domani
nei giardinetti al sole
sospirano gli anziani.
Le zizolete occhieggiano
tra le foglie sui rami.
Si spegne nel suo rosa
la giornata ch'è l'ultima
ancora un poco estiva
- ma già un poco nebbiosa -
di questa malandata
stagione. E non sono
uscita. Mi ha preso
non so quale creativa
o pigra distrazione -
e la sera s'è persa,
sparita come sabbia
scherzando tra le dita.
Una tregua alla pioggia.
Eppure è scuro il cuore
e sente uno scontento
duro come la pena
d'un pensiero che duole
e non si scioglie in tregua.
M'hai guardata partire
e non hai detto Resta
ora piangi l'assenza
e fai la faccia mesta.
Mi dispiacque morire
ma so che se tornassi
saresti sconcertato:
non mi faresti festa.
Era da molto prima
di diventar zitella
che lei, la signorina,
evitava l'amore.
Ora che catafratta
come una sfogliatella
si credeva al sicuro
pensava con rossore
a un garzoncello scuro.
S'è perduto l'amore
l'altra sera alle otto
andate un po' a cercare
se è caduto di sotto.
Siam stati dappertutto
l'abbiam pure chiamato:
taceva smorto il prato,
la sera come in lutto
si faceva di malva.
Mettiti il cuore in pace -
fu l'annuncio dell'alba -
son già due ore buone
che nel lago è finito.
Né più nel fondo giace:
pesci d'ogni colore
già l'hanno digerito.
hulda in C'era stato mi pareu...
hulda in C'era stato mi pareu...
utente anonimo in Sono nata domanisott...
farouche in Sono nata domanisott...
amorose
così va il mondo
favole
giorni nostri
liete e speranzose
risentite
senza senso
sogni
tempo
tragiche
zizoleta